sabato 26 ottobre 2013
giovedì 17 ottobre 2013
Che tu sia per me il niente.
mi perderò ancora e sbatterò contro la dimensione del disincanto
e sarà bellissimo come lo sarà la strada di ritorno
e mi perderò ancora perché il mio orientamento è il disincanto
e sarà bellissimo se non ci sarà una strada di ritorno
perdersi era come fuggire, ed io ero un perdente
non conoscere mete, non ricordarsi i sentieri
vivere era come fuggire, ed io ero un perdente
ma un corvo con tre occhi non vede solo vicoli neri
un occhio per il dolore passato, quello più spietato
un occhio per la sensibilità, che ti sfonda le costole
un occhio per l'arte, che ti consuma come una dama
e poi...
mi perderò ancora e sbatterò contro la dimensione del disincanto
e sarà bellissimo perché non ci sarà una strada di ritorno
e sarà bellissimo.
ora ti prego non smettere di ripetermelo,
che sarà bellissimo.
e sarà bellissimo come lo sarà la strada di ritorno
e mi perderò ancora perché il mio orientamento è il disincanto
e sarà bellissimo se non ci sarà una strada di ritorno
perdersi era come fuggire, ed io ero un perdente
non conoscere mete, non ricordarsi i sentieri
vivere era come fuggire, ed io ero un perdente
ma un corvo con tre occhi non vede solo vicoli neri
un occhio per il dolore passato, quello più spietato
un occhio per la sensibilità, che ti sfonda le costole
un occhio per l'arte, che ti consuma come una dama
e poi...
mi perderò ancora e sbatterò contro la dimensione del disincanto
e sarà bellissimo perché non ci sarà una strada di ritorno
e sarà bellissimo.
ora ti prego non smettere di ripetermelo,
che sarà bellissimo.
In vertebra.
e quando la sensibilità mi ucciderà, imparerai ad amare insetti migliori di me.
e tu ti arrabbiavi e mi dicevi di smetterla di paragonarmi ad un insetto.
ma ero sempre più nero, come il mare al buio, come il sole al buio,
come l'impero delle luci, come cronenberg e come l'impero delle tenebre.
tu non sei l'oceano della mia rivoluzione,
lo sei stata quando c'era un oceano tra noi,
e ora l'oceano siamo noi
e io preferisco il caos, il rischio, l'umiliazione.
tu non sei l'oceano della mia rivoluzione.
e quando mi abbraccerai mi distruggerai le costole e mi distruggerai le vertebre,
e sarà bellissimo, ed ecco che torneró invertebrato tra le tue braccia, ed ecco che ti diró:
quando la sensibilità mi ucciderà, imparerai ad amare insetti migliori di me.
e tu ti arrabbiavi e mi dicevi di smetterla di paragonarmi ad un insetto.
ma ero sempre più nero, come il mare al buio, come il sole al buio,
come l'impero delle luci, come cronenberg e come l'impero delle tenebre.
tu non sei l'oceano della mia rivoluzione,
lo sei stata quando c'era un oceano tra noi,
e ora l'oceano siamo noi
e io preferisco il caos, il rischio, l'umiliazione.
tu non sei l'oceano della mia rivoluzione.
e quando mi abbraccerai mi distruggerai le costole e mi distruggerai le vertebre,
e sarà bellissimo, ed ecco che torneró invertebrato tra le tue braccia, ed ecco che ti diró:
quando la sensibilità mi ucciderà, imparerai ad amare insetti migliori di me.
martedì 15 ottobre 2013
1997
il disagio dei vent'anni.
quello nascosto dietro un volto armato di fumi e occhiaie, di trenta e lode e vini in cartone.
Innamorati dei peggiori luoghi, della dark wave, e dei '90 e di ogni cosa strappata, tranne la mia infanzia strappata troppo presto.
non nevicava su venezia, ma è comunque un'ottima fusione di parole per iniziare la mia tragedia.
avevano freddo i nostri occhi, e avevano freddo i nostri mari che esondavano dai nostri occhi. e io che volevo navigarli i nostri mari, e io che volevo annegarci nei nostri mari, che poi ci sono annegato e non era poi cosi freddo, e che poi fuori faceva cosi freddo che ti ci abituavi, ti ci abituavi ad annegarci, in quei mari che ormai erano solo miei, mitigati dalla mia temperatura come le correnti americane transoceaniche, come te quando ti fondevi a me.
e i tuoi amici che spariscono con le prime gambe aperte e i tuoi esami che non spariscono.
e poi sparisce la luce, quella che illumina il tuo letto da sempre.
il problema è che nel 1997 si inizia a vivere, o si finisce.
si torna dal mare, quello di merda d'estate.
e poi si parte per il mare, quello di merda d'inverno.
e ci si rimane.
e dobbiamo scapparci, dobbiamo scoparci.
ma i fari non funzionano più e gli scogli spezzano le onde delle nostre conversazioni.
ed ora mio fratello è nel suo 1997 quindici anni dopo.
e nello specchio non mi vedo, e lo specchio è ancora padrone del Mare.
e forse eravamo davvero innamorati dei '90.
ma fino al 97.
e non ho ricordi prima del 94.
quello nascosto dietro un volto armato di fumi e occhiaie, di trenta e lode e vini in cartone.
Innamorati dei peggiori luoghi, della dark wave, e dei '90 e di ogni cosa strappata, tranne la mia infanzia strappata troppo presto.
non nevicava su venezia, ma è comunque un'ottima fusione di parole per iniziare la mia tragedia.
avevano freddo i nostri occhi, e avevano freddo i nostri mari che esondavano dai nostri occhi. e io che volevo navigarli i nostri mari, e io che volevo annegarci nei nostri mari, che poi ci sono annegato e non era poi cosi freddo, e che poi fuori faceva cosi freddo che ti ci abituavi, ti ci abituavi ad annegarci, in quei mari che ormai erano solo miei, mitigati dalla mia temperatura come le correnti americane transoceaniche, come te quando ti fondevi a me.
e i tuoi amici che spariscono con le prime gambe aperte e i tuoi esami che non spariscono.
e poi sparisce la luce, quella che illumina il tuo letto da sempre.
il problema è che nel 1997 si inizia a vivere, o si finisce.
si torna dal mare, quello di merda d'estate.
e poi si parte per il mare, quello di merda d'inverno.
e ci si rimane.
e dobbiamo scapparci, dobbiamo scoparci.
ma i fari non funzionano più e gli scogli spezzano le onde delle nostre conversazioni.
ed ora mio fratello è nel suo 1997 quindici anni dopo.
e nello specchio non mi vedo, e lo specchio è ancora padrone del Mare.
e forse eravamo davvero innamorati dei '90.
ma fino al 97.
e non ho ricordi prima del 94.
sabato 5 ottobre 2013
Navigherò il tuo ventre.
non ha più senso, o forse non lo ha avuto mai
sentirsi perso, nel vetro nel vento del mare
io re del niente, sovrano di un mondo che fu
ora disperso, in gabbia con mille occhi blu
escluso dal cielo, vorrei navigare in te
l'oblio del tuo ventre, coi soliti mille occhi blu
dentro il mio vetro, sognando di cadere giù
con tutti i miei occhi, per poi non vederli mai più
scoprendo il mare, e il viaggio che mi porterà
sul trono del niente, sommerso dal gigante blu
divorami perché sono il re del niente.
vorrei navigare nel requiem del mare.
non ha più senso, o forse non lo ha avuto mai.
sentirsi vivo nel gelido ventre del mare.
(testo adattato a canzone)
Che tu sia per me il mare.
anche se è inverno non cambia
dentro la pioggia bruci di più
vorrei soltanto dormire ora
per ricordare quel buio
e per venderlo a noi
ed ora sciolgo ogni perché
io sono ombra sul tuo viso
roccia pura e occhi chiusi
non vedi il mare.
non vedi il mare.
non vedi il mare?
non vedi il mare.
è tutto ciò che ho.
(testo adattato a canzone)
Scusa.
2009.
Partiremo tra qualche giorno e arriveremo ieri.
Stanchi e affamati di non essere più quei 60 milioni.
L'altrove è obliato dai fumi delle multinazionali,
che sono i filosofi dei nostri tempi
e meteorologi di un' esistenza scura.
Come quel cielo che ci spia dietro scarne strisce grige.
Non sono sicuro siano nuvole.
Alexander Platz odora ancora di socialismo.
Un effluvio appena percettibile
trasportato da qualche scia chimica.
Volevano il sole per accontentarci,
volevano il sole per ricordarci che andava tutto bene.
Ma io me ne fregavo e pensavo al giorno in cui avrei vissuto in mare.
Ho sempre sognato di dare un nome alla mia barca,
sarà semplice e piccola, bianca e azzurra.
Si chiamerà "scusa"
per sentirmi meno in colpa, per quel sole,
che tanto mi piaceva.
Partiremo tra qualche giorno e arriveremo ieri.
Stanchi e affamati di non essere più quei 60 milioni.
L'altrove è obliato dai fumi delle multinazionali,
che sono i filosofi dei nostri tempi
e meteorologi di un' esistenza scura.
Come quel cielo che ci spia dietro scarne strisce grige.
Non sono sicuro siano nuvole.
Alexander Platz odora ancora di socialismo.
Un effluvio appena percettibile
trasportato da qualche scia chimica.
Volevano il sole per accontentarci,
volevano il sole per ricordarci che andava tutto bene.
Ma io me ne fregavo e pensavo al giorno in cui avrei vissuto in mare.
Ho sempre sognato di dare un nome alla mia barca,
sarà semplice e piccola, bianca e azzurra.
Si chiamerà "scusa"
per sentirmi meno in colpa, per quel sole,
che tanto mi piaceva.
I dolori di Coturnix.
2009.
Mi svegliai nell'istante in cui sbattei la porta di casa, e mi accorsi di aver scordato le chiavi, qualche lacrima e Londra nel cuscino. Era una Londra bagnata, ed io sembravo essere l'unico che l'avrebbe capita.
Ma "boys don't cry" mi ripeteva il mio gruppo preferito, e allora sorrisi e ripresi a marciare per le vie di questa realtà che ancora ci convince a cambiare. In realtà scappavo, era l'unico modo per sentirmi qualcuno. Volevo guarirmi dalla città, dalle persone, dall'orgoglio dell'arte che sempre più mi condannava, una condanna che io stesso avevo accolto.
Ma in questa notte liquida mi ripetevo, osservando il fiume sopra di me:
-Se tutti avessero il coraggio di piangere e di alzare gli occhi oltre il loro Io, di osservare il cielo, le stelle o le controfigure nuvolose, la pioggia, gli errori, i giudizi, le corse, le morti, i sorrisi... Tutto sarebbe diverso, tutto sarebbe vero. Quindi piangete coraggiosi. Piangete. E disinfettatevi le guance.-
venerdì 4 ottobre 2013
Nero.
Buonanotte,
Mi piace chiamarmi Q. [cu]
Non so molto di me,
per questo scrivo di me,
vi chiedo solo una cosa:
leggete la mia vita,
e non provate a capirla.
E immaginatevi lontani, in mare.
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