sabato 5 ottobre 2013

Scusa.

2009.

Partiremo tra qualche giorno e arriveremo ieri.
Stanchi e affamati di non essere più quei 60 milioni.
L'altrove è obliato dai fumi delle multinazionali,
che sono i filosofi dei nostri tempi
e meteorologi di un' esistenza scura.
Come quel cielo che ci spia dietro scarne strisce grige.
Non sono sicuro siano nuvole.
Alexander Platz odora ancora di socialismo.
Un effluvio appena percettibile
trasportato da qualche scia chimica.
Volevano il sole per accontentarci,
volevano il sole per ricordarci che andava tutto bene.
Ma io me ne fregavo e pensavo al giorno in cui avrei vissuto in mare.
Ho sempre sognato di dare un nome alla mia barca,
sarà semplice e piccola, bianca e azzurra.
Si chiamerà "scusa"
per sentirmi meno in colpa, per quel sole,
che tanto mi piaceva.

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